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Un fiore tra le spine

SILLOGE
 
di LER Lucia Manigrasso

 

La silloge ”Un fiore tra le spine” può essere intesa come una celebrazione del lato più istintuale dell’amore, di quell’estasi dei sensi di cui l’autrice si premura, con notevole sagacia, di fornirci una nuova definizione.

Proprio perché si pone questo difficile scopo, la poesia di questa silloge non ha, apparentemente, referenti diretti, perché sgorga da una vena d’ispirazione personale e unica: (…) la voce del verbo amare in questa silloge è declinata all’attivo, non al passivo, da un’autrice che si rende, grazie alla sua scrittura, autentica ed unica attrice del proprio sentire (…).

La raccolta, omogenea sul piano espressivo e stilistico, è comunque dotata di molte ombreggiature, che suggeriscono altrettante impercettibili variazioni nella compagine emotiva che la sottende, i cui elementi sono inscindibili gli uni dagli altri (…). La storia scandita dal canto limpido dell’autrice è quindi un riappropriarsi della memoria di un mito essenziale, antico come il mondo.

La contraddizione insita nell’immagine del fiore in mezzo agli sterpi del titolo è solo apparente: ogni rosa ha le sue spine, perché in natura, e nella loro originaria concezione, amplesso e struggimento sono indissolubilmente congiunti, dolore e piacere, solo i due volti di un unico desiderio: lo stimolo cui segue soddisfazione o delusione, in questa raccolta che è essenzialmente un’anatomia dell’amore. (dalla prefazione)


 

 
 

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