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L'ottava rima di Rinaldo Adriani

GARE POETICHE E "CONTRASTI"
 
di Adriani Serafino

 
Se lo spazio dell’illusione foscoliana del sopravvivere nella memoria dei propri cari attraverso il culto dei morti si estende a qualunque rilevante impronta del passaggio di un uomo sulla terra, la “celeste corrispondenza d’amorosi sensi” può trovare palpiti anche più intensi di quelli che suscita un luogo di sepoltura. E se, come pare, il linguaggio digitale, ovvero la parola, orale o scritta, è capace di esprimere in superficie i contenuti profondi della psiche, quanto un uomo lascia di sé attraverso quello che pensa e poi dice, nella creativa distorsione della speculazione o dell’arte, in tutte le manifestazioni possibili, è la sua parte sostanziale, non di certo una pura forma di rivestimento. In questo abito-essenza, Serafino coglie la sopravvivenza del padre Rinaldo, della sua parte più autentica, più nobile e schietta, e, rendendo pubblico il sentimento di gratitudine nei confronti di chi lo generò alla vita e ne coltivò il germoglio, ne perpetua la presenza, attraverso un’operazione diligente di recupero e di riordinamento delle parole paterne, estemporaneamente composte in mille occasioni, e però maturate, coltivate nell’anima secondo una peculiare visione del mondo e tramite codici e moduli espressivi che la traducono con chiarezza. Così improvvisa un jazzista, dopo un lungo e paziente lavoro di assimilazione. (Dalla prefazione di Amato Maria Bernabei)
 

 
 

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