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Disperso


 
di Caddeo Valerio

 
La mia infanzia l’ho passata nel Sinis, dietro mio padre e un gregge di pecore. Erano gli anni venti del millenovecento, pensavo che la vita fosse un gioco. Non era così, non è mai stato così. La scuola non esisteva e se esisteva non sapevo cosa fosse. Dentro casa nostra, in cucina col camino acceso solo quando il freddo era pungente per non consumare la legna, mia madre mi faceva studiare, mi insegnava a leggere qualche libro arrivato da chissà dove... Sto partendo per un paese sconosciuto, avrei voluto almeno qualcosa di caro da tenere dentro la mia giacca, vicino al cuore... Mio Padre, mi dice ricordati quello che ti ho detto. Ma mio Padre non è morto. DIO!... Quattro ore di duro lavoro. Poi ci viene dato il solito brodo e qualche pezzo di patata lessa mezzo congelata. Questa volta il brodo ha sapore di cavolo avariato. Meglio morire. Questa parola davaj, non la dimenticherò tanto facilmente...