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Liber Quinque Librorum

II LIBRO DEI DEFUNTI - PARROCCHIA SAN GIULIANO - VILLANOVA TULO
 
di Floris Maria Bonaria

 

Quando, nelle fresche notti estive, le luci si sono ormai spente quasi del tutto e i sensi si perdono alla ricerca delle ombre proiettate dalla luna e l’orecchio si tende alla ricerca di suoni lontani, eppure ancora familiari, allora le strade vuote del paese si riempiono di presenze amiche e benigne. Ecco, allora, sorgere dal buio della notte una moltitudine di uomini e di donne che vivono ancora in quell’antico borgo e ripercorrono quelle antiche strade come se i secoli e il tempo non avessero alcun significato: ci sono il contadino, il pastore, il muratore; c’è chi possiede terre e denaro e chi, invece, tende la mano al suo vicino anche per un tozzo di pane; c’è la vedova che lascia tutto alla Chiesa perché le piace l’idea di far costruire una cappella; c’è chi muore per essere caduto da un soffitto; e c’è chi cerca di guadagnarsi il cibo pescando nel fiume, ma questo, maligno, gli ruba la vita. Ci sono anche coloro che hanno imparato a leggere e scrivere in un linguaggio che non è il loro e che non hanno mai amato; e ci sono i ministri di Dio, uomini diversi dagli altri e uguali, nello stesso tempo, perché accomunati dalla medesima fatica del vivere quotidiano. Ecco, allora, venire in soccorso di quell’immaginario «piccolo mondo antico» tante sbiadite e vecchie carte dove quelle antiche presenze quasi riprendono vita per raccontare le angosce e le speranze, le scelte e le lotte, la vita e la morte: questo è il mondo tradotto nei vocaboli di un tempo lontano nel quale chi scrive ha amato indagare, scoprendo con uno stupore sempre nuovo che lo scorrere del tempo, in fondo, non ha senso perché le persone vivono in eterno, se qualcuno parla di loro. 212 persone (tanti sono i documenti storici letti avidamente) e una Chiesa del ‘600, quell’antica di San Giuliano, hanno ripreso vita e sono diventate una storia: è stato così che le ombre delle fresche notti dell’estate si sono trasformate in persone animate e hanno riacquistato intelletto e sentimenti; la capacità vivificante della parola e della memoria ha annientato il secolare oblio nel quale queste persone si erano addormentate e il passato ha ceduto il posto all’oggi, al racconto di altrettante storie di quotidiana umanità. Queste pagine sono scritte in ricordo di quei villanovesi dei tempi che furono, presenze discrete e silenziose che, indifferenti oramai alle leggi del bene e del male, paiono uscire dalle nebbie dei ricordi del passato per proclamare la loro liturgia: «Dammi ascolto, tu che passi: sii giovane, sii saggio... Ricerca solamente la verità, fino alla morte!»

(dall’introduzione)