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Lu foggu di l'amori


 
di Cirotto Salvatore

 
”La folza di li trent’anni di Ghjommaria l’ha inviltudda in pienu e l’ha rilturaddu tutta la passona, cumenti la furria di una marizadda longa, imbattudda da lu maeltrali innantru a la rena asciutta, impregna, ritirendisi, tutta la marina".
 

02-10-2019

Il punto di forza di chi scrive è la capacità di sapere trasformare le parole su carta in immagini: questo è il frascino della scrittura, il nostro Colonnello c’è riuscito alla grande! Io non sono sarda, frequento Castelsardo da tanto tempo, ne ho abbracciato le tradizioni e amo il vernacolo così musicale e assonante. Trovo che la stesura del libro nell’idioma castellanese renda di viva attualità la descrizione dei luoghi, dei cibi, la bellezza quasi irreale di alcuni scorci, il sentimento che nasce, il sentire della gente comune raccontato in vernacolo sublime. In quei vicoli, in quel paesaggio bello sempre, anche quando il mare è uno specchio d’acqua o quando il maestrale soffia e lo rende spumeggiante, si svolge la storia semplice ed eterna degli innamorati: così traspare la semplicità e l’ingenuità dei sentimenti, che leggendo è quasi palpabile. L’amore è affrontato nel modo più naturale e veritiero, quasi primordiale nel suo desiderio da soddisfare. Sembra che la bellezza dei luoghi descritti favorisca sentimenti puri e forti, senza mezze misure, allo stesso tempo si respira qualcosa di antico, ancestrale, in una continua scoperta di sensazioni, semplici senza artifizi. Il libro è una scoperta e una riscoperta, un ritorno agli “usci aperti, ai prestami il sale, al chiacchiericcio dei vicoli, alle grida dei bambini …”. Nostalgia e amore sono tutt’uno.

Carmela Giorno