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L'identità dell'Austria e dell'Europa tra le due guerre mondiali


 
di La Rocca Tommaso e Santinelli Ugo

 
Per una ricerca dell’Identità dell’Europa, perché partire proprio dall’Austria, diventata una piccola repubblica dopo la caduta dell’impero asburgico alla fine della Prima guerra mondiale? Ha forse l’Austria qualcosa da dire in merito all’intera Europa? Una delle risposte potrebbe essere intravista nell’apparentemente presuntuosa e insieme felice uscita di Franz Grillparzer:  “Se gli austriaci sapessero meglio cosa è l’Austria, sarebbero austriaci migliori; se il mondo sapesse meglio cosa è l’Austria, sarebbe un mondo migliore”. Il vero paradosso, secondo Saverio Festa, è proprio che questo Paese diventato minimo, “un capo tagliato dal corpo”, decide poi di “pensare in grande” con la pretesa di poter pensare per l’intero continente europeo, se non per tutto il mondo. Questa provocazione culturale ha ispirato gli organizzatori di due interessanti specifici convegni italiani sull’Austria: il primo tenuto tra Napoli e Salerno nel 2007 sotto il titolo generale “L’Austria nell’Europa degli anni Trenta”; il secondo a Roma all’Istituto Storico Austriaco nel febbraio 2019 sul tema: “La cultura austriaca e l’identità dell’Austria e dell’Europa 1918-1938”. Del primo grande convegno furono pubblicati gli Atti in tedesco (Peter Lang Verlag, 2012) e in italiano (Castelvecchi Editore, 2015, 2016); del secondo vengono pubblicati gli Atti nel presente volume nei tipi di Susil Edizioni. Due eventi e due volumi accomunati, come si vede, da un medesimo interesse. Organizzati da Francesco Saverio Festa (in collaborazione con Tommaso la Rocca e altri) entrambi i convegni - più specificamente il secondo - avevano come scopo principale proprio quello di discutere e promuovere ulteriori ricerche sull’Identität a partire dall’Austria degli Anni Trenta, composta da una pluralità di nazionalità diverse, quasi microcosmo dell’Europa, formata anch’essa di tante e più numerose e differenti nazioni. Tema di grande attualità anche oggi. Gli autori dei singoli contributi operano, a seconda delle proprie competenze e propri punti di vista, un tentativo di comprendere come questo “popolo-non popolo” – anche attraverso la sollecitazione delle “teste migliori” della generazione di intellettuali e artisti di quel tempo – stesse ricercando la propria identità, non ridotta alla sola dimensione patriottica, ma proiettata in una più ampia dimensione politica e culturale europea.