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Fucile e cappiedhu

STORIE RUSTICANE DI SANGUE E DI PAURA
 
di Maurizio Marzo

 

Si possono varcare i confini del tempo tornare indietro e raccontarne ogni oscuro particolare? Sembra impossibile rispondere a questo interrogativo. L’autore di “Fucile e cappiedhu”, timbrando un biglietto di andata e ritorno, raggiunge il luogo ultimo del cammino dell’uomo in una sorta di viaggio onirico che presenta aspetti misteriosi che lasciano spazio a molteplici interpretazioni. Nel risalire nella vecchia casa sull’albero, ancora custodita dalla quercia dei cento rami, l’autore scopre che, in quel tardo pomeriggio di novembre, il tempo, inspiegabilmente, ha aperto una delle sue porte buie e segrete davanti ai suoi occhi e il passato ridiventa presente con luoghi e personaggi che tornano a vivere ed a raccontare la loro storia. La meta è il misterioso “colle degli spiriti” e la sua antica masseria arroccata tra sassi e sterpaglie come l’ultimo avamposto di un mondo ormai scomparso. Storie rusticane inquietanti, delitti efferati tornano vivere tra i rami della grande quercia, l’antica gente dei campi riappare nei luoghi in cui ha vissuto e le pietre, gli ulivi, i ruderi abbandonati, non smettono più di parlare e le loro voci riverberano sul colle come cupo ammonimento.