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Il giovane Hegel


 
di Tommaso La Rocca e Italo Mancini

 

«Su Hegel sto pensando di progettare una ricerca molto impegnativa: un giorno, se avrò tempo, vorrei scrivere un saggio breve, ma essenziale, a cui vorrei dare il titolo: “L’essenza di Hegel”». Così il Professore Italo Mancini, al termine del suo corso sul “Giovane Hegel” dell’anno accademico 1971-72 all’Università di Urbino, rispose alla domanda postagli “se pensasse di pubblicare le sue lezioni”, seguite con tanta partecipazione e grade interesse da noi studenti di allora. Con l’espressione di quel titolo egli lasciava trasparire il suo radicato desiderio di poter riuscire a cogliere il nocciolo centrale essenziale da cui si sarebbe sviluppato poi l’intero pensiero filosofico di Hegel. Nella sconfinata produzione filosofica di questo sommo pensatore, intendeva individuare e capire, cioè, il punto archimedico sul quale poggiava la sua intera gigantesca e complessa costruzione filosofica. Per questo progetto, purtroppo, non ebbe più tempo. La morte lo colse prematuramente e inaspettatamente proprio mentre si accingeva a perfezionare e pubblicare un altro studio molto più impegnativo – al quale egli avrebbe fatto seguire quello su Hegel - sull’”essenza di Dio”, di cui ci è rimasto il “Frammento su Dio”, pubblicato postumo. Rileggendo queste sue Lezioni si ha non tanto il sospetto, quanto la prova documentata che il nucleo di quell’essenza Mancini l’aveva già individuata e che, a partire dagli studi sul “giovane Hegel, egli aveva già iniziato quel percorso di ricerca. Non è una semplice illazione; è una sua esplicita dichiarazione fatta durante il corso: «Io ho la chiara impressione (…) che in Hegel vi sia la nota dominante della “conciliazione”. In filosofia della religione è chiamata “redenzione”, in teologia “riconciliazione”».  In altri passaggi, Mancini identificherà questo concetto di “conciliazione” teologica  con quello di “dialettica” della filosofia  dell’Hegel della maturità, ma che è esplicitamente e fortemente presente già nel periodo giovanile, particolarmente in un Frammento di Berna e nel saggio su Lo spirito del cristianesimo e il suo destino, nei quali  è  già prefigurata e formulata  la dialettica come “conciliazione” (Versöhnung), ma diversa, alternativa alla proposta cristiana della salvezza, alternativa dal punto di vista della ragione: riconciliazione autonomamente posta. Credo che Mancini pensasse a questo nucleo essenziale centrale della filosofia di Hegel, già così significativamente presente nel periodo giovanile, quando agli inizi degli anni ’70 ideava di scrivere il saggio sulla ”Essenza di Hegel”. La dialettica come principio dinamico della via alla composizione degli opposti, tesi e antitesi, col superamento della loro contrapposizione in una sintesi includente dell’una e dell’altra; come principio fondamentale non solo teoretico della Filosofia, ma anche pratico della società, tramite il Diritto, luogo e momento di superamento dei contrasti e conciliazione della società civile. Non per niente la riflessione e costruzione filosofica di Hegel vanno a confluire, similmente a quanto avviene anche in Kant, nella Filosofia del Diritto. Felice coincidenza: anche l’intera visione filosofica di Mancini va a condensarsi nella sua opera finale, già pronta ma pubblicata postuma: Diritto e Società (1993). (Dall’introduzione).